Un Posto Vuoto

Serie Un posto, Libro 1

Dopo una relazione durata vent’anni e a sole due settimane da una crociera a lungo attesa da entrambi, il marito di Seth Wilder si suicida. La coppia non aveva stipulato una polizza di annullamento e Seth non può chiedere un rimborso. Bryce McFarland, compagno di palestra di suo marito, comprende la situazione e, quando Seth glielo chiede, acconsente ad accompagnarlo, per permettergli di recuperare il denaro e non essere costretto a cancellare i suoi piani. È una gentilezza inaspettata, che Seth accetta con gratitudine.

I due non hanno niente in comune. Seth è un solitario autore di romanzi, mentre Bryce è un incallito utente di Grindr che trova difficile impegnarsi seriamente. Per necessità, e nonostante le differenze in apparenza insormontabili tra loro, i due sviluppano un incerto rapporto. Con il proseguire del viaggio attraverso le Isole Britanniche, Bryce aiuta Seth a fare i conti con la morte improvvisa del compagno, mentre Seth scopre a sua volta le cause della fobia di Bryce.

Le relazioni nate in crociera raramente funzionano e sarebbe sensato resistervi, nonostante la tensione erotica. Ma la luna piena e le brezze di fine estate favoriscono le situazioni impossibili, facendo cadere le barriere e sbocciare un nuovo amore.

Cover Artist: Catt Ford

Translator: Victor Millais


 

Capitolo 1

SETH CONSULTÒ l’orologio per la quinta volta nel giro di mezz’ora. Bryce era in ritardo, e anche se l’aveva previsto – non tutti sono cronicamente in anticipo – la paura ricorrente che qualcos’altro potesse andare storto nei suoi piani lo stava facendo sudare copiosamente. Sarebbe stato mortificato se si fosse ritrovato con due grosse chiazze umide sotto le maniche della nuova camicia Façonnable, una delle sei che Mark aveva insistito perché comprasse agli ultimi saldi di Nordstrom. Era un capo di lusso, senza dubbio, ma era da un po’ che entrambi risparmiavano, e il viaggio di tre settimane a esplorare le isole Britanniche per festeggiare i loro vent’anni di felicità insieme era una buona scusa per spendere un po’ di denaro.

Pensare al suo compagno gli fece venire un nodo allo stomaco, e Seth estrasse la confezione di pastiglie anti-acidità dalla tasca, ne prese una e la masticò distrattamente. Il sollievo fu quasi immediato, e lanciando un’ultima occhiata all’orologio corse su per le scale dirigendosi verso il bagno padronale. Prese un asciugamano e lo tenne per un po’ sotto l’acqua corrente, lo strizzò, sfilò in fretta la camicia dalla cintura e si asciugò le ascelle. Poi afferrò lo stick di deodorante che aveva lasciato sul bancone e lo passò sulle ghiandole incriminate, sperando che questa volta funzionasse. Forse Bryce avrebbe potuto consigliargli qualcos’altro. Seth usava la stessa marca di deodorante da anni e si rese conto che probabilmente esistevano almeno venti versioni rinnovate e migliorate che lui aveva ignorato in favore del suo deodorante ormai collaudato.

Sciacquò l’asciugamano, lo appese e si infilò di nuovo la camicia nei jeans sdruciti, un altro nuovo acquisto che si era concesso per far piacere a Mark. Alzò le braccia e fu felice di constatare che la camicia di cotone rosa era del tutto asciutta. Almeno quel potenziale disastro era riuscito a evitarlo.

Di ritorno nella stanza il suo sguardo corse al letto di Mark. Era spoglio, in attesa che la Goodwill venisse a ritirarlo, ma tra una cosa e l’altra Seth non aveva avuto tempo e aveva spostato l’appuntamento al ritorno dalla vacanza. La stanza sarebbe sembrata molto più grande non appena avessero tolto il secondo letto queen size, comprato in un momento di disperazione l’anno precedente. Mark non faceva altro che rigirarsi nel letto, impedendo a Seth di dormire bene. Questi non riusciva a fare niente se dormiva meno di sette ore per notte, e la situazione si era fatta sempre più difficile mano a mano che l’insonnia del compagno si aggravava.

Ricordi agrodolci di giorni ormai lontani in cui si addormentavano l’uno tra le braccia dell’altro e rimanevano così per tutta la notte perforarono i muri traballanti che Seth aveva eretto intorno al suo cuore nei giorni che erano seguiti alla morte di Mark. Strinse i denti e sbatté le palpebre per ricacciare indietro le lacrime che minacciavano di inumidirgli gli occhi. Non poteva ancora permettersi di tornare indietro con i ricordi e rivivere i bei vecchi tempi. Il suo compito era quello di andare avanti, superare le successive tre settimane senza andare in crisi e, cosa più importante, cercare di smettere di darsi la colpa.

Un clacson suonò, facendolo sobbalzare per la sorpresa. Corse giù dalle scale, inserì l’allarme, prese le due valigie e uscì dalla porta principale. Dopo aver chiuso a doppia mandata si girò e vide l’autista della limousine in piedi accanto al bagagliaio aperto, a fumare con nonchalance una sigaretta invece di correre a prendere i bagagli. Seth mormorò un’imprecazione ma continuò a camminare lungo il vialetto. Quando giunse alla limousine rimase in attesa e fu sollevato quando l’autista capì finalmente l’antifona, spense la sigaretta sul marciapiedi e sistemò le due valigie nel bagagliaio.

“Grazie,” disse automaticamente Seth.

“Non c’è di che, signore.” L’autista non si preoccupò nemmeno di aprirgli la portiera; andò dritto verso il suo lato dell’auto e salì.

Scuotendo il capo, Seth aprì la portiera e scivolò all’interno.

“Ehi,” lo salutò Bryce, che appariva esausto.

“Sei in ritardo,” rispose freddo Seth.

“Non cominciare,” replicò l’altro. “Dovevo finire della roba in ufficio. Abbiamo un sacco di tempo per arrivare in aeroporto.”

“Lo sai cosa penso della puntualità.”

Bryce distolse gli occhi dall’iPad per un secondo. “Fai sul serio, Seth? Non abbiamo nemmeno lasciato la città e mi stai già rompendo le palle.”

Seth non poté non notare che Bryce sorrideva, divertito dalla sua nevrosi invece di dimostrarsi comprensivo. Quegli splendidi occhi azzurro mare, incorniciati da ciglia nerissime, brillavano di allegria. Quell’uomo era bello da far male, e per qualche motivo Seth aveva voglia di prenderlo a schiaffi. Mark non l’avrebbe mai torturato presentandosi in ritardo. Non era giusto.

“Smettila di prendermi in giro,” sbottò.

“Rilassati,” lo ammonì Bryce. “Avevi promesso che mi avresti lasciato un po’ di spazio se avessi accettato di accompagnarti in questo viaggio.”

“È vero, ma questo non comprendeva un cambiamento di personalità. Non sarò mai rilassato come te.”

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